Fuori dal tunnel
Dopo sei mesi di avvocati, accuse, prove, smentite, arresti domiciliari e di tutte le relative interpretazioni, i rapporti di Dominique Strauss-Kahn con la giustizia penale sono finiti. Ieri la procura di Parigi ha prosciolto l’ex capo del Fondo monetario internazionale dall’accusa di “assalto sessuale” formulata da Tristane Banon, la giornalista che nel 2003 ha intervistato Strauss-Kahn in un appartamento vuoto dove, dice lei, l’insaziabile predatore l’ha costretta sul pavimento setacciandola in ogni dove.
17 AGO 20

Banon ha appena restituito al pubblico la vicenda nel libro “La danza degli ipocriti”, racconto in prima persona di quel pomeriggio in cui incontrò uno “scimpanzé”, un “babbuino” o un “maiale” (Strauss-Kahn è soltanto evocato tramite il regno animale, mai nominato). Al politico socialista rimane soltanto la causa civile di New York e una analoga a Parigi se Banon, come ha annunciato, deciderà di mettersi sulla stessa strada legale della cameriera del Sofitel, Nafissatou Diallo. Strauss-Kahn esce dal tunnel giudiziario con la fedina penale pulita e l’immagine pubblica sporca per via di tutti quei sussurri che da ogni parte lo descrivono come un potente che non è in grado di contenere gli appetiti. Lo ha chiamato il suo “fallimento morale”. Strauss-Kahn però ha goduto di una giustizia solerte su entrambe le sponde dell’oceano, senza ombra di protagonismo e accanimento per scopi estranei a quelli legati alle carte di accusa e difesa. A prescindere dalle volatili impressioni, di un giudizio siffatto c’è da rallegrarsi.